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Il governo giallo-verde pericolo per l'Italia, il Pd sia un punto di certezza - la newsletter di Marina Sereni

17 Maggio 2018

 

Settimana cruciale per due aspetti: la formazione possibile del Governo tra Lega e 5S e l’Assemblea nazionale del Pd in programma per sabato.

Sul primo aspetto la semplice lettura dei giornali è sufficiente a far crescere una preoccupazione enorme. Le diverse bozze circolate del cosiddetto “contratto di programma” – fino a quella che sembra essere considerata definitiva dai contraenti – hanno offerto un ventaglio di impegni, alcuni del tutto generici altri molto più significativi e soprattutto molto più costosi. Il tutto in un documento che rinvia ad un organismo extra-istituzionale – il cosiddetto Comitato di Conciliazione – la risoluzione di eventuali contrasti all’interno del governo, mostrando l’assoluta indifferenza verso le regole della Costituzione.

L’allarme suscitato dalle frasi sull’uscita dall’Euro e sulla richiesta alla BCE di tagliare 250 miliardi del debito italiano si è appena affievolito leggendo le bozze successive, visto che, pur essendo stati espunti questi impegni, in tutto il documento aleggia uno spirito anti-europeo, una voglia di indicare nell’Europa non solo la causa dei problemi di oggi ma anche la responsabile dei fallimenti di domani. Insomma sia la Lega che il M5S – dovendo passare dalla propaganda alla prova del governo – si stanno attrezzando per dare in pasto al loro elettorato un nuovo “nemico” e lo hanno identificato nell’Europa. Esattamente ciò che molti di noi temevano. Le conseguenze di un governo con questo tratto antieuropeo, che tra l’altro si propone di spendere molte risorse senza dire da dove può prenderle, purtroppo possono essere molto concrete e molto negative per la nostra stabilità finanziaria, per le imprese e le famiglie italiane, in particolare per le fasce più deboli e meno garantite. Mentre scriviamo è, tra l’altro, ancora ignoto il nome di chi dovrebbe guidare questo governo giallo-verde. Un’altra delle tante anomalie, non tranquillizzanti, del momento politico attuale.

Sul secondo aspetto, l’Assemblea del Pd, credo sia necessario che il nostro partito, di fronte a questo scenario inedito e carico di incognite, non rinunci a svolgere un ruolo, non si rinchiuda in un angolo a leccarsi le ferite della pesante sconfitta del 4 marzo.  Abbiamo di fronte a noi due esigenze, per me entrambe importanti: da un lato fare una discussione di fondo sulle cause del voto, su come ripartire, su cosa vogliamo essere. Non possiamo essere – come ho letto da qualche parte – il partito della nota poesia di Montale “Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e dunque di fronte ad un panorama politico così radicalmente cambiato abbiamo bisogno di un congresso. Allo stesso tempo, dall’altro lato, e proprio per le stesse ragioni, abbiamo bisogno di una guida certa in questa fase così delicata e difficile della vita istituzionale del nostro Paese. Martina ha avanzato ieri in questo senso una nuova proposta. Vedo risposte burocratiche del tipo “lo Statuto prevede che si scelga tra elezione del segretario in assemblea e congresso”. Ma la politica che ci sta a fare? Siamo o no in una situazione straordinaria? Sì. Siamo o no tutti d’accordo che bisogna anticipare il congresso rispetto alla scadenza ordinaria? Sì. Siamo consapevoli che si apre una fase politica completamente diversa e che il Pd deve rappresentare da subito un argine e un punto di riferimento per coloro che non si riconoscono in questo governo? Spero di sì. E allora come conseguenza non possiamo non avere un Segretario pienamente legittimato che ci porti al Congresso in tempi rapidi.

Ecco perché credo che sabato, nel pieno rispetto dello statuto, si possa sia eleggere in Assemblea il segretario sia assumere la decisione politica di anticipare il Congresso entro l’anno. Se il problema è la candidatura di Martina, qualcuno dovrebbe spiegarlo. Visto che è stato il vice segretario di Renzi, ha avuto per due volte la fiducia della Direzione nazionale del partito, si è proposto con grande spirito di unità e collegialità, faccio fatica a capire quale sarebbe il problema. Sarebbe lunare dividersi in Assemblea mentre nasce il governo più strampalato e pericoloso della storia del nostro Paese. Ancora più lunare sarebbe non riconoscere che la situazione dentro e fuori il Pd è cambiata e che abbiamo bisogno di cambiare anche noi, per cominciare a scrivere una pagina nuova.


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