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TowandaDem: la parola alle donne - intervento di Emilia Grazia De Biasi su Lettera43

13 Aprile 2018

TowandaDem: la parola alle donne è il documento politico che in poche ore ha raccolto quasi 1000 firme. Il titolo nasce dal grido esasperato di Kathy Bates nel film Pomodori verdi fritti alla fermata del treno. Lo abbiamo scelto per indicare che il PD così non va e per annunciare la nostra volontà di rimetterlo in sesto. Da molti anni le donne del PD come soggetto collettivo sono rimaste in silenzio. Di fronte al minimo storico del PD in queste elezioni e alla diminuzione delle elette dal PD anche per meccanismi come le pluricandidature di donne che hanno consentito l’elezione di 39 uomini al posto di 39 donne, non si può più tacere.

C’è chi ha risposto difendendo l’operato del capo. Non mi interessa la diatriba fra renziani e antirenziani. E c’è chi, con tipico autoritarismo femminile, male endemico della storia femminile in politica, ha chiesto dove eravamo mentre succedeva tutto questo. Molto semplice: eravamo a difendere l’operato del Governo, in Parlamento e nei territori, eravamo a lavorare. Come molte.

E del resto dove avremmo potuto parlare, visto che non esiste più un luogo delle donne nel Pd, poiché la Conferenza delle donne non viene convocata da più di 5 anni? O forse in organismi dirigenti convocati ad accordi conclusi? Non sono Biancaneve, conosco le asprezze della politica, e penso di averle persino praticate qualche volta. Ho servito il mio Paese e ne vado orgogliosa. Ora torno nella società, e con la stessa passione politica continuerò a dire quel che penso con la mia testa. Infatti c’è chi dice lasciateci lavorare. Ecco, appunto. Vi abbiamo lasciati soli per troppo tempo.

Ora è meglio che riprendiamo insieme, per il PD e per il Paese.

#Towanda DEM

L’angelo del ciclostile

Quando ero molto più giovane i volantini si stampavano da una macchina che si chiamava ciclostile., un aggeggio rumoroso che sputava inchiostro su fogli di carta spugnosi. Si potrebbe definire il nonno delle fotocopie e il bisnonno delle copie digitali. Il massimo dell’innovazione tecnologica fu il passaggio dalla stampa a manovella a quella meccanica. Un lavoro noioso e faticoso, che i maschi cercavano di evitare in ogni modo, anche perché lo consideravano una diminutio rispetto al loro ruolo di ideologi e dirigenti. Perciò molto spesso finiva che l’ingrato compito venisse svolto dalle donne.

Fu così che venne coniata l’espressione “angelo del ciclostile”, per segnalare il ruolo puramente esecutivo e subalterno delle donne in politica.

Molte cose sono cambiate da allora e le donne in politica hanno progressivamente assunto un ruolo autonomo e dirigente. Abbiamo conquistato leggi importanti, e raggiunto la parità formale. Abbiamo cambiato l’articolo 81 della Costituzione che oggi sancisce le pari opportunità fra uomini e donne nella vita pubblica. Abbiamo allargato la sfera della libertà femminile nella maternità e nel campo dei diritti umani…e via così.

Abbiamo fatto passi in avanti anche grazie al legame fra donne della società e donne della politica, in un’idea di rappresentanza che non prescindeva dai contenuti identitari e pluralisti delle culture femminili.

Il rapporto tra donne e potere

Ma il nodo vero, la questione ancora oggi irrisolta è il rapporto fra le donne e il potere, ambito in cui si esercita quella “miseria femminile” che ci porta all’incapacità di riconoscerci reciprocamente valore, combattute come siamo fra desiderio del potere e paura del potere. Ricorderò per sempre la definizione di quel rapporto di una sociologa: oltre al tetto di cristallo c’è anche il pavimento di colla a cui stiamo appiccicate.

Che ne è della Conferenza delle donne, il luogo di confronto, e proposta delle donne del PD? Non viene convocata da almeno 5 anni e forse anche di più, malgrado le regole statutarie. Siamo tutte più sole. Essere donne nel PD non può limitarsi alla certificazione di un dato biologico.

E quando arriva l’appello Towandadem…Ma insomma che volete? Ci sentiamo dire da uomini e donne: con tutti i problemi che ci sono ci mancate solo voi. E ancora: ma con quel che sta succedendo anche voi attaccate il PD, il nostro PD?

Veramente signore e signori il PD si attacca da solo e da un bel po’ di tempo.

E’ vero o no che abbiamo perso l’abitudine a discutere in sincerità, pensando con la nostra testa? E’ vero o no che è sempre più difficile rappresentarci come una comunità di donne e di uomini improntata a rapporti umani e non solo di potere?

Cosa abbiamo da perdere se non la nostra libertà in un confronto politico aperto fra noi e con la società femminile e non solo?

La rappresentanza non è fatta solo da posti, e neanche il potere è così.

Ci vuole la politica e, per me, la politica delle donne che scelgono di farla. Riannodare i fili con la società, ripensare il rapporto con i mondi che si sono impoveriti negli anni della crisi, tornare ad avere una visione dell’Italia e del mondo: io partirei da qui.

E le donne del PD possono fare molto per la buona politica.

Si può anche non fare nulla, aspettare che la tempesta passi e raccogliere le macerie.

Ma mi sembrerebbe di essere quell’angelo che quando la manovella si incricca va dal capo per sapere come rimetterla in funzione, per riprendere, con zelo e abnegazione, a stampare volantini scritti da altri.


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