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Una legislatura utile e produttiva per il Paese, il lavoro da proseguire - dal blog di Franco Mirabelli sull'Huffington Post

06 Gennaio 2018

 
Con lo scioglimento delle Camere da parte del Presidente della Repubblica tra Natale e Capodanno si è conclusa a scadenza una legislatura iniziata nel 2013 con un risultato elettorale che non aveva consentito, a nessuna delle coalizioni in campo, di avere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento e che, quindi, rischiava di consegnare il paese, nel pieno della più grave crisi economica dal dopoguerra, all'ingovernabilità e all'instabilità. Nonostante queste premesse, in questi anni non solo si è riusciti - riunendo forze diverse che si sono riconosciute in un progetto comune - a governare il paese dandogli stabilità e credibilità internazionale e affrontando i gravi problemi sociali ed economici che la crisi ha prodotto, ma si sono fatte alcune delle riforme che da decenni le forze progressiste tentavano di realizzare sul terreno dei diritti, della lotta per la legalità, per uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell'ambiente e per ridurre i costi della politica.
Nel 2013 la nostra economia era in recessione, oggi tutti gli indicatori ci parlano di un paese che è ripartito, in cui aumenta da due anni il prodotto interno lordo di oltre un punto e mezzo percentuale, crescono le esportazioni e aumenta la fiducia delle aziende e dei consumatori.
A inizio legislatura la disoccupazione era al 13% oggi si è ridotta all'11% e dopo i due milioni e mezzo di posti di lavoro persi dal 2008 a causa della crisi, ne sono stati realizzati un milione di nuovi, di cui una parte importante coi nuovi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti; sono stati riformati gli ammortizzatori sociali e oggi chi perde il lavoro, anche se assunto con contratti a tempo determinato o in piccole aziende, ha una garanzia di reddito (la Naspi) tra un lavoro e l'altro per un periodo fino a due anni, finanziata da aziende e lavoratori. Si è intervenuti per salvaguardare gli esodati, si è introdotta l'Ape social che ha consentito e consentirà a chi ha perso il lavoro dopo anni di contributi e a chi fa lavori usuranti di anticipare la pensione fino a tre anni. Ci si è fatti carico di affrontare l'enorme problema generato dalla crisi che ha aumentato tanto il numero delle famiglie in stato d'indigenza con la prima legge nazionale contro la povertà, che da quest'anno garantirà un reddito di inclusione per 18 mesi e percorsi d'inserimento lavorativo per un milione di famiglie in stato di necessità. Tutto ciò senza aumentare le tasse.
Ricordare queste cose, fatte in questi anni dai Governi in cui il Pd ha avuto un ruolo fondamentale, non serve certo a negare i tanti, troppi, problemi che ancora vive il paese e di cui soffrono tanti italiani. D'altra parte la crisi ha prodotto ferite profonde, ha impoverito una parte grande del ceto medio, ha creato diseguaglianze inaccettabili, su cui solo parzialmente siamo intervenuti, per esempio con gli 80 euro mensili dati ai lavoratori dipendenti con salari sotto i 1.500 euro e tolti alle rendite finanziarie, aumentando loro le imposte. Sono ancora troppi i poveri e i disoccupati.
Dire che l'Italia è ripartita non significa dire che i problemi sono tutti risolti, ma che si è invertita la tendenza, che si sono poste le basi per affrontarli per tutti, cheoggi l'Italia è meglio di quanto non fosse nel 2013, che si è iniziato ad affrontare con decisione problemi enormi come quello del governo dei flussi migratori, combattendo per coinvolgere tutta l'Europa nella gestione, facendo accordi con la Libia per ridurre le partenze e costruire le condizioni per combattere i mercanti di esseri umani e portare le organizzazioni umanitarie sulle coste per evitare trattamenti disumani. Così si sono ridotti di oltre il 30% gli sbarchi, da giugno oggi, cominciando a fare ciò che si era detto: intervenire per sostenere i Governi africani, verificare i diritti all'assistenza umanitaria sulle coste e creare corridoi umanitari che portino in Europa, non solo in Italia chi ha diritto all'asilo.
Ricordare tutto questo significa che il Paese ha ancora moltissimi problemi ma che serve un lavoro lungo e responsabile per risolverli.
Chi racconta di aver la bacchetta magica e che dall'oggi al domani tutto può diventare semplice e facile da risolvere e chi alimenta sfiducia e paure presentando l'Italia come un paese in perenne declino anche quando i dati lo smentiscono, ha scelto il terreno della propaganda, mentre abbiamo bisogno di una politica capace di assumersi le responsabilità di governare con realismo, promuovendo partecipazione e condivisione non alimentando rabbia e rancore, dando speranze e non speculando sulle paure per il futuro.
Tra le cose fatte a cui guardo con più orgoglio, ci sono quelle per cui da tanti anni la sinistra si batteva, conquiste di civiltà che cambieranno davvero in meglio la vita di tante persone e da cui non si potrà tornare indietro. Mi riferisco alla legge sul testamento biologico, a quella sul Dopo di Noi, alle Unioni Civili, a quella contro il caporalato, alle leggi che hanno allargato le libertà e i diritti nel nostro Paese.


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