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Ong, subito regole per tutte le navi o si aiutano i trafficanti - intervista a Piero Fassino de la Repubblica

04 Agosto 2017

Grande considerazione per il lavoro delle Ong «ma dobbiamo evitare che anche le organizzazioni meglio intenzionate finiscano involontariamente per fare da paravento ai trafficanti di uomini. Per questo le regole sono necessarie». Così Piero Fassino appoggia le nuove norme decise dal governo Gentiloni.

 

Dopo le accuse a una Ong tedesca di aver favorito il traffico di esseri umani, scoppia la polemica sulle regole del governo e sul ruolo di queste organizzazioni. Qual è il suo parere?

«Sono necessarie due premesse importanti. Innanzitutto nessuno può mettere in discussione l’opera umanitaria dei governi che si sono succeduti in questi anni. Dal 2014 seicentomila persone sono state salvate, accolte e ospitate nelle strutture italiane, da quelle di primo soccorso alle centinaia di Comuni della Penisola che le hanno accolte e in molti casi integrate nelle comunità locali. Una grande dimostrazione di capacità organizzativa e di solidarietà che nessuno può negare. Inoltre i governi Renzi prima e Gentiloni poi sono stati i primi dopo dieci anni ad aumentare i fondi a favore della cooperazione internazionale mentre per lungo tempo gli stanziamenti destinati ai Paesi in via di sviluppo erano stati costantemente tagliati. L’aumento di quei fondi si spiega con la scelta di provare a limitare il flusso migratorio creando in quegli Stati migliori condizioni di vita».

 

Oggi però la polemica riguarda le nuove regole imposte dal governo. Fino a che punto si devono limitare le attività delle Ong?

«Le organizzazioni non governative hanno avuto un ruolo essenziale in questi anni nelle operazioni di salvataggio di centinaia di migliaia di perse ne. Dimenticare questo dopo i fatti di cronaca recente sarebbe sbagliato. Deve essere altrettanto chiaro che per poter svolgere in modo utile l’opera di salvataggio senza prestare il fianco all’attività dei trafficanti di uomini, sono necessarie regole precise».

 

Le Ong che non accettano il regolamento del governo rispondono che il salvataggio delle persone viene prima di ogni regola…

«Il salvataggio delle vite umane è la prima preoccupazione delle Ong come della marina e di tutte le forze civili e militari che da anni operano in questa difficile situazione. Nessuno mette in dubbio il fatto che questo debba essere il principale obiettivo. Ma non si può ignorare il rischio che queste attività, se non regolate, possano finire in qualche caso per facilitare l’attività dei trafficanti. Per questo il governo ha varato nuove regole condivise con la Commissione europea».

 

Una delle critiche delle associazioni contrarie riguarda la presenza di rappresentanti della polizia giudiziaria a bordo delle navi. Qual è il suo punto di vista?

«Penso che la presenza di personale della polizia giudiziaria sia importante proprio per scoraggiare le attività dei trafficanti. E credo che questo debba essere il ruolo principale degli agenti, non certo quello di verificare l’identità di persone salvate dal rischio di annegare nel Mediterraneo. Una presenza che in qualche modo certifica la regolarità delle operazioni di salvataggio e quindi va anche a tutela della Ong che la esegue».

 

Un altro punto controverso è l’obbligo per ciascuna organizzazione di riportare a terra le persone salvate…

«Questa norma ha l’evidente obiettivo di rende re trasparente tutto il sistema di salvataggio. Riportando a terra le persone che ciascuno ha salvato, ogni organizzazione si assume la responsabilità del suo operato. Poi certo, quando si introducono delle norme si possono proporre miglioramenti perché solo l’applicazione concreta può suggerire soluzioni più efficaci. Ma a me pare che l’obiettivo del governo Gentiloni sia largamente condivisibile: quello di mantenere al primo posto l’imperativo di salvare le vite umane e di evitare, contemporaneamente, che sulla pelle di queste persone possano lucrare i trafficanti».

 

Le vicende delle ultime ore sembrano gettare un’ombra sull’operato delle Ong. Lei che cosa ne pensa?

«Assimilare il comportamento delle Ong a quello di alcuni gruppi di persone che possono aver avuto comportamenti discutibili è profondamente sbagliato. Le Ong svolgono e hanno svolto in questi anni un ruolo prezioso che tutto devono riconoscere»


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