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La democrazia è qui - la newsletter di Marina Sereni

20 Aprile 2017

 

Dieci giorni, solo dieci giorni di tempo per portare al massimo la mobilitazione verso le primarie del Pd.

Cari amici e care amiche, cari compagni e care compagne, non perdiamo l'occasione! Andiamo ai gazebo o nei circoli, se abbiamo disponibilità diamo una mano ad organizzare i seggi, pubblicizziamo le regole per partecipare, informiamo amici e conoscenti: il 30 aprile dalle 8 del mattino alle 20 tutti gli elettori e le elettrici (qui le regole) hanno la possibilità di contribuire con il loro voto a scegliere il segretario del Partito Democratico, colui che dovrà guidare la più grande forza progressista italiana (e con ogni probabilità europea) verso le prossime prove elettorali. La mia scelta è per Matteo Renzi, perché gli riconosco il coraggio e la determinazione che servono oggi per candidarsi al governo del Paese con un programma riformista, con l'ambizione di continuare a cambiare l'Italia e l'Europa in un quadro internazionale carico di incertezze, tensioni e pericoli.

Ma quale che sia la preferenza di ciascuno - tra Renzi, Orlando ed Emiliano - credo che il 30 aprile rappresenti un'opportunità per tutto il Pd e per tutto il campo progressista. Quali scenari possiamo prefigurare per il prossimo futuro? Quali riteniamo debbano essere scongiurati? Vediamo.

Molti osservatori, guardando i sondaggi, ritengono possibile che alle prossime elezioni il M5S diventi il primo partito. Possibile non significa necessario. Personalmente ritengo che questo sia uno degli scenari da contrastare. Benché molta parte dell'establishment consideri questa eventualità con indulgenza (sottovalutando la portata di un'affermazione del partito di Grillo e forse pensando di poter condizionare questi "ragazzi") e benché certo in democrazia si debba mettere nel conto che possano vincere anche forze molto distanti dalle proprie convinzioni, non credo affatto che il M5S sia pronto per governare e soprattutto penso che abbiano un tale disprezzo per le regole democratiche da rappresentare una pericolosa avventura per un grande paese europeo come il nostro. Mi sembra questo il primo buonissimo motivo per recarsi a votare alle primarie del 30 Aprile, perché il Pd, pur con tanti difetti, è l'unica formazione politica che crede nella partecipazione democratica reale affidando ai cittadini e alle cittadine la scelta del suo leader.

Il secondo esito possibile delle prossime elezioni è quello per il quale, non essendoci nessun vincitore, si ripiombi il Paese o nell'ingovernabilità o in una riedizione di coalizioni innaturali. In casi e situazioni straordinarie le "grandi coalizioni" possono rispondere all'interesse generale di un Paese. Ma questa non può essere la fisiologia di una democrazia moderna, soprattutto se non si vuole alimentare l'antipolitica e la sfiducia verso le istituzioni democratiche. Allora, anche per questo, chi vuole evitare le larghe coalizioni non può che dare più forza al Pd, un partito che si è sempre impegnato - come dimostra anche la discussione sulla legge elettorale - per istituzioni democratiche efficienti, per un sistema dell'alternanza tra poli alternativi tra loro.

Infine, ultimo possibile scenario, quello di una riorganizzazione e di un'affermazione della destra. Ipotesi che ad oggi appare poco probabile data la distanza tra la Lega di Salvini e Forza Italia. Ma chi conosce Berlusconi sa che ha doti e fantasia a volte sorprendenti... Quindi anche coloro che ritengono che l'Italia non meriti di rivedere al governo la destra, che ha pesanti responsabilità per le difficoltà in cui ancora oggi si dibatte il nostro Paese, dovrebbero cogliere l'opportunità e andare a votare alle primarie del Pd, scegliendo il candidato che considerano più adatto a guidare una fase nuova della vita del campo progressista e riformista.

Insomma, chi vuole evitare di consegnare la prossima legislatura nelle mani del M5S, chi vuole chiudere la stagione delle "grandi coalizioni", chi non vuole favorire la ripresa della destra il 30 aprile ha una possibilità. Partecipare alle primarie del Pd per rafforzare e rilanciare un progetto politico riformatore e democratico, popolare e non populista, adatto a rappresentare l'Italia in Europa e nel mondo inquieto di oggi.


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