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Turchia, Sereni: impegno di tutti per Del Grande. Dall'Ue messaggio chiaro a Erdogan

19 Aprile 2017



Ha anche un versante italiano il clima di oppressione politica e di gestione autocratica instaurato da Recep Tayyip Erdogan che soltanto due giorni fa, con il 51% dei voti, ha ottenuto la riforma costituzionale che trasforma quel paese alle porte di casa nostra in un regime “iperpresidenziale”. E’ la detenzione  di Gabriele Del Grande, il giornalista e documentarista italiano che dallo scorso 10 aprile si trova in carcere. A lui, ai suoi familiari, ai suoi colleghi ed amici dobbiamo assicurare il massimo impegno del nostro governo affinché venga al più presto liberato e possa tornare a svolgere il suo lavoro. 
Ma certo l'esito del referendum in Turchia pone interrogativi ben più ampi e rilevanti. La riforma costituzionale approvata consentirà ad Erdogan di assorbire la funzione di primo ministro, di governare per decreti,  di nominare i giudici costituzionali, i capi delle forze armate, i vertici della magistratura e della pubblica amministrazione, i rettori delle università. Potrà essere eletto per due mandati con possibilità di proroga per un terzo…fino al 2034.
Quel 51% di consensi - sul quale pesa come un macigno l’accusa di brogli che viene dalle opposizioni ma che anche da organismi indipendenti come l'Osce - è stato raccolto mentre è in vigore uno stato di emergenza e di sospensione di essenziali garanzie democratiche, mentre quarantamila cittadini sono agli arresti, centomila dipendenti pubblici licenziati, centinaia di sindaci destituiti, decine e decine di giornalisti portati in tribunale…In queste condizioni è quasi un miracolo che un 49% di turchi abbia trovato il coraggio di dire no.
Per la stabilità dell'Europa, del Mediterraneo, del Medio Oriente è molto importante che il nostro sguardo sia attento a questa Turchia democratica.  Dalla gestione dei flussi di profughi e migranti alla cooperazione nella lotta contro il terrorismo, quello che succede ad Ankara è fondamentale per l'Europa e per il mondo.  Per questo essenziale l'unità dei principali paesi del nostro continente e delle istituzioni europee per mandare un messaggio chiaro sia al Presidente Erdogan che alle forze di opposizione sul futuro delle relazioni tra la Turchia e l'Unione Europea.

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