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Veicoli radiati: Crivellari, solo esportazione con immatricolazione

19 Aprile 2017

Il parlamentare della Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati Diego Crivellari segnala il rischio contenuto nello schema di decreto di prossima approvazione: "occorre una stretta legislativa su fenomeni che alimentano irregolarità, elusione delle imposte e l'export dei rifiuti"

"Le vetture radiate dal registro italiano possono essere esportate all'estero con il solo ed unico scopo garantito della immatricolazione e del nuovo ingresso nel parco circolante. Chiedo un intervento urgente del Consiglio dei Ministri al fine di modificare il testo dello schema di decreto legislativo di prossima approvazione per introdurre nuovamente la previsione specifica che la radiazione per esportazione del mezzo è unicamente al fine della re-immatricolazione.  Lo Schema di Decreto legislativo recante razionalizzazione dei processi di gestione dei dati di circolazione e di proprietà di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi finalizzata al rilascio di un documento unico ai sensi dell’art. 8, comma 1, lett. d), della L. 7 agosto 2015, n. 124, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 23 febbraio 2017 porta con se qualche criticità. L’approvazione dello schema nella versione attualmente conosciuta potrebbe generare dei rischi a carico di situazioni consolidate rispetto alla radiazione dei veicoli e alla gestione dei materiali da essi provenienti: eliminando le modifiche introdotte con la Legge di Stabilità 2015 che avevano lo scopo di contrastare e scoraggiare il fenomeno radiazione per esportazione di autovetture. Dietro a questa pratica, infatti, si nascondono spesso profili di illegalità, dimostrati da numerose inchieste ed operazioni di contrasto da parte delle Forze dell'Ordine: non sempre il veicolo radiato per esportazione viene reimmatricolato all’estero, in certi casi nemmeno esportato, andando ad eludere la normativa fiscale, di responsabilità civile ed ambientale. Il veicolo viene radiato per esportazione e reimmatricolato in un Paese estero, ma di fatto continua a circolare nel territorio dello Stato italiano, eludendo il pagamento della tassa di possesso. Inoltre essendo stata formalizzata la radiazione per esportazione al PRA e il venir meno del possesso, la proprietà, e con essa la responsabilità, del veicolo è decaduta ciò evidentemente ostacola anche la notifica di eventuali sanzioni.  Il veicolo non viene reimmatricolato e va ad alimentare mercati illeciti dei ricambi e ad approvvigionare centri di raccolta stranieri. Questa pratica consente di eludere la normativa ambientale sull'export dei rifiuti e danneggia i centri di demolizione italiani che hanno effettuato investimenti, spesso assai onerosi, al fine di essere in regola con le normative ambientali dettate dal Legislatore comunitario. Con l’ulteriore modifica dello Schema di decreto si farebbe un ulteriore passo indietro rispetto ai progressi che lo Stato italiano aveva conseguito in anticipo e a livello europeo. In proposito, è utile ricordare che da tempo la Commissione Europea, anche nell’ottica dell’affermazione dei principi dell’economia circolare, abbia più volte chiesto agli Stati membri di monitorare le esportazioni di veicoli usati al fine di evitare che dietro le stesse si potessero nascondere esportazioni illecite di rifiuti, fonte di criticità ambientali oltre che economiche”.

Lo dichiara il deputato del Pd, Diego Crivellari, della commissione Trasporti della Camera.


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