Registrati

Privacy

Informativa ai sensi dell'art. 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. La raccolta e il trattamento dei dati sono effettuati limitatamente ai fini connessi alla gestione operativa e amministrativa del servizio. I dati sono trattati con strumenti informatici e telematici e non saranno comunicati a terzi. Il titolare del trattamento è AreaDem.
* Acconsento al trattamento dei miei dati personali
Log in

 
Registrazione al sito - Login al sito

Uscire dall'impotenza - intervento di Piero Fassino su l'Unità

08 Aprile 2017

 

Le immagini tremende di bambini, donne, anziani che perdono la vita con atroci sofferenze causate dal gas nervino hanno scosso l’umanità intera. E suscitato un moto di angosciata indignazione. Proprio per i loro effetti mortali le armi chimiche sono interdette e vietate dalle convenzioni internazionali e dalle risoluzioni dell’Onu. E chi ne fa uso non può, non deve perciò sperare nella passività della comunità internazionale. L’intervento militare aereo messo in atto dagli Stati Uniti reagisce a un orrendo massacro di innocenti e vuole essere un monito a non più ricorrere all’uso di armi chimiche e di distruzione di mas s a. Ci si chiede in queste ore se sia giusto che un singolo Paese decida unilateralmente un’azione militare. E dal punto di vista del diritto internazionale è certamente lecito sollevare dei dubbi.

Epperò sarebbe ipocrita ignorare che l’azione americana surroga una inescusabile incapacità della comunità internazionale di agire. Da sei anni la Siria è devastata da una guerra civile che ha distrutto il Paese, sottoposto la popolazione a ogni tipo di sofferenza, causato migliaia e migliaia di vittime. E tutto ciò è avvenuto senza che la comunità internazionale avesse la capacità di fermare quella mattanza. Ogni sera i canali televisivi hanno portato nelle nostre case immagini atroci.

E ognuno di noi si è chiesto: perché non si interviene? Perché non si agisce? E la domanda viene rivolta in primo luogo all’istituzione creata per esercitare una governance globale, all’Onu, a cui si rimprovera una colpevole passività. Ma il rimprovero invece va indirizzato agli Stati, i veri soci delle Nazioni Unite, che non a caso quando furono create ebbero la denominazione di “Società delle Nazioni”. La crisi siriana, infatti, si trascina da sei anni perché sulla esigenza primaria della pace sono prevalsi gli interessi geopolitici delle nazioni, i loro veti incrociati, l’ambizione di assicurarsi influenze dominanti. E il Consiglio di Sicurezza paralizzato è la rappresentazione di tutto ciò.

Insomma: l’impotenza dell’Onu è figlia della “gelosia delle nazioni” e fino a che gli stati nazionali non si convinceranno di dover riconoscere alle Nazioni Unite poteri, strumenti e risorse per intervenire tempestivamente, guerre e crisi si trascineranno con il loro carico di dolore e di ingiustizie. Mettere l’Onu nelle condizioni di agire, e subito, è tanto più necessario perché ogni giorno di più appare evidente che non saranno le armi a dare soluzione alla crisi siriana. Questa è la responsabilità a cui la comunità internazionale non può più davvero sottrarsi: una forte iniziativa politica per far tacere le armi e consentire all’Onu di rimettere in campo una azione di mediazione e di negoziato ne metta fine a quella tragedia.


Commenta... oppure


torna su

Agenda

DoLuMaMeGiVeSa
12
3 4 56789
10 11121314 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31

Nuovi italiani

Rassegna stampa