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La mia Cultura. Franceschini sprona i leader. Ora i Caschi blu dell'Arte - intervista al Ministro dei Beni Culturali e del Turismo di QN

30 Marzo 2017


Ministro Franceschini perché questo G7 della current, in programma oggi e domani a Firenze, fra Palazzo Pini e Palazzo Vecchio?

«Quest`anno l`Italia ha assunto la presidenza di turno del G7. E in quanto nazione con posizione di leadership nella cultura, abbiamo ritenuto fosse giusto affrontare e mettere nelle agende dei governi molti temi di valenza internazionale, quali il traffico illegale delle opere d`arte, la difesa del patrimonio dell`umanità dalle guerre, dal terrorismo e dalle calamità naturali, la formazione. Non ultimo il concetto di cultura come strumento di dialogo fra i popoli, che è poi il titolo
del vertice».

 

A questo vertice l`Italia porta in dote, tra le altre cose, l`idea dei Caschi blu della cultura.
«E uno dei temi sul tavolo. Sì, è un`idea che ho lanciato nel 2015 per sollecitare la comunità internazionale a difendere il patrimonio culturale minacciato dall`Iris. Dopodiché in occasione dell`Expo, 83 Paesi hanno firmato la Carta di Milano
per condannare la violenza contro il patrimonio culturale. L`Unesco ha chiesto poi che ogni Paese costituisca una task force nazionale in difesa dei beni. E l`Italia è la prima ad averla già in forze. Inoltre, solo pochi giorni fa l`Onu ha approvato una risoluzione franco-italiana che prevede contingenti culturali nelle missioni peacekeeping nelle zone di guerra per i beni da proteggere. Quindi, su questo
piano ci sono passi concreti già fatti. Mi auguro che da Firenze arrivino ulteriori impegni. Del resto, quando successo in Siria per mano dell`Iris è sotto gli occhi di tutti. Ed è bello che in piazza Signoria, in occasione del G7, sia stato collocato
l`Arco di Palmira riprodotto in 3D».

 

Lei vorrebbe qualcosa del genere anche in Italia per le calamità naturali.
«E un tema collegato ma diverso. Vorremmo avere un settore della protezione civile specializzato sui beni culturali. Non ci si può dimenticare infatti che nel nostro Paese, ovunque capiti una calamità naturale, tocchi il patrimonio culturale.
Basti ricordare che sono 3.500 le chiese rese inagibili dall`ultimo terremoto dell`Italia Centrale».

 

Lei ha detto che nelle agende dei governi dovrebbe entrare il concerto di diplomazia culturale.
«In un momento in cui ci sono molte paure delle diversità e la tentazione a costruire barriere è sempre più forte, io credo che la cultura sia un formidabile strumento di dialogo. Questo è sostanzialmente il concetto di diplomazia culturale: conoscenza reciproca come antidoto alle paure».

 

Veniamo alla distruzione e al traffico illecito di opere d`arte.

«Il tavolo dei ministri è preceduto la mattina da tre tavole rotonde con tutti gli esperti del settore: uno sul traffico illecito dei beni culturali; uno sui temi dell`educazione e formazione; e uno sulla legislazione internazionale a tutela del patrimonio. Ogni Paese metterà a disposizione la conoscenza nel settore del traffico illecito. Noi abbiamo un`eccellenza assoluta che sono i carabinieri del settore della tutela, che hanno una credibilità internazionale e un know-how tale da fare formazione alle forze di polizia degli altri paesi».

 

Alle delegazioni del G7 sarà offerta l`anteprima del “Percorso del Principe”, da Palazzo Pini a Palazzo Vecchio passando dal Corridoio Vasariano. E per i turisti quando sarà possibile?
«Nella pane Uffizi, Vasariano e Palazzo Pitti abbiamo già previsto l`istituzione di un unico biglietto, a cui sta lavorando il direttore Schmidt. Poi c`è un secondo aspetto, su cui siamo già d`accordo col sindaco Nardella, che è l`attraversamento
dagli Uffizi a Palazzo Vecchio, unendo le competenze di Stato e Comune. Ci sarà un passaggio permanentemente aperto per collegare i due musei. Un intervento ragionevolmente breve, anche se va previsto il contapersone per rispettare i limiti di capienza specialmente per gli Uffizi».

 

Qual è il suo auspicio per questo vertice? Come si augura che si possa concludere?
«È già importante di per sé. Mi auguro poi che si riesca a firmare un documento
comune, in cui i paesi si impegnano sui temi dibattuti e in cui riconoscono la cultura come trumento di dialogo. Spero inoltre che non resti il primo e che diventi un appuntamento permanente per gli altri G7».


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