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Un voto per preparare il cambiamento

04 Maggio 2012

L'editoriale di Marina Sereni


Il 6 e 7 maggio quasi dieci milioni di italiani sono chiamati a scegliere sindaci e consiglieri comunali. E' certo un voto locale ma con un evidente significato nazionale, almeno per due ragioni: innanzitutto perché siamo dentro la più grave crisi economica e sociale che l'Italia abbia conosciuto dal dopoguerra; in secondo luogo perché questo passaggio elettorale e' il primo "senza Berlusconi". Per la prima volta da venti anni a questa parte il voto non sara' un referendum pro o contro l'uomo di Arcore.  
Il Pd ha messo in campo persone credibili, radicate e pulite, con idee e proposte per le città che si candidano a governare. Le coalizioni si sono costruite attorno ad un progetto e in molte realtà si e' riusciti ad unire i progressisti con i moderati dell'Udc. C'e' ancora molta incertezza, la proliferazione di liste e candidati porterà probabilmente a molti ballottaggi, la campagna elettorale non finisce stasera a mezzanotte. Vale la pena lavorare fino all'ultimo minuto utile, per cercare un contatto diretto con i cittadini, per ridurre il rischio dell'astensionismo o del semplice voto di protesta, per spiegare cosa stiamo facendo in Parlamento e nel Paese.
E' giusto innanzitutto rivendicare il lavoro di questi anni: se oggi Berlusconi non e' più a Palazzo Chigi e' anche merito della opposizione intransigente e determinata del Pd. Non siamo affatto fuori dalla crisi e il Governo dei tecnici non sta facendo, ne' poteva fare, miracoli. Stiamo con grande fatica lottando per allontanarci dal baratro verso cui ci aveva condotto il Governo della destra. Colpa di una filosofia sbagliata di tutte le destre europee, e oggi per questo guardiamo con speranza alla vicina Francia da cui può arrivare, con la vittoria di Hollande, un messaggio chiaro e forte per aprire una fase diversa nelle politiche europee, per riportare al centro dell'agenda dell'Unione la crescita, l'occupazione, la solidarietà.
Ma la destra italiana ha responsabilità ancora più gravi, belusconismo e leghismo sono stati un impasto di populismo e malaffare di cui ancora paghiamo un prezzo molto alto. Non possiamo permetterci amnesie, non possiamo consentire che le difficoltà di oggi siano attribuite in parti uguali. Non era scritto nel destino che l'Italia dovesse arrivare sull'orlo del fallimento finanziario.
Dobbiamo rivendicare anche la scelta del Pd di sostenere un Governo di transizione piuttosto che di provocare un voto anticipato. Abbiamo anteposto l'interesse generale del Paese all'interesse di partito, perché siamo una grande forza responsabile e nazionale.
Oggi siamo impegnati in un'azione difficile ma necessaria, su più fronti. Conosciamo i limiti di questa fase, la "strana maggioranza" del Governo Monti - oltre all'emergenza finanziaria europea - non ci permettono di fare le riforme come vorremmo noi, non abbiamo i numeri in Parlamento. Ecco perché mentre sosteniamo il Governo cerchiamo di correggere, migliorare i singoli provvedimenti. Lo abbiamo fatto sulle pensioni e sull'articolo 18, sull'IMU e sulle liberalizzazioni, e continueremo a farlo proponendo le nostre idee a difesa dei più deboli, di chi nella crisi e' rimasto senza reddito e non può essere abbandonato al suo destino; per valorizzare l'autonomia dei Comuni cui dobbiamo alleggerire i vincoli del patto di stabilita' per far ripartire un po' l'economia e dare risposte concrete alle comunità locali; a favore dello sviluppo e degli investimenti produttivi.  
Accanto a questo, siamo impegnati per le riforme politiche e istituzionali: riduzione dei costi della politica, a partire dalla riforma dei finanziamenti ai partiti; legge elettorale; riduzione dei parlamentari e differenziazione del ruolo di Camera e Senato. Entro maggio queste riforme devono essere approvate almeno in uno dei due rami del Parlamento. Non siamo tutti uguali, non solo di fronte alla magistratura il Pd ha mostrato serietà, rigore, attenzione all'etica pubblica. E tuttavia e' urgente che la politica mostri la capacità di autoriformarsi se non vogliamo alimentare umori qualunquisti e antipolitici. Il Pd ha gia' detto che dobbiamo  dimezzare i rimborsi già assegnati  e varare per il futuro una riforma complessiva del sistema di finanziamento ai partiti, nel senso della sobrietà e della trasparenza.
Infine, e questo e' il terzo fronte su cui stiamo lavorando, dobbiamo prepararci al 2013. Non ha senso contrapporre tecnici e politici, questi mesi hanno dimostrato che non esistono facili ricette, che la tecnica non e' neutra, che ogni scelta e' sempre politica. Questa fase puo' aiutarci a ricostruire una base di regole condivise ma al 2013 torneremo alla fisiologica competizione tra proposte politiche diverse. Non e' vero che non ci sono distinzioni tra noi e la destra, tra i progressisti e i conservatori. La destra teorizza che nella crisi ci si salva "da soli", ciascuno per se'. Noi pensiamo invece che da questa crisi si deve uscire insieme, con più eguaglianza, più solidarietà, più comunità. Di questo abbiamo parlato a Cortona, nel 5 Incontro di Areadem. Ne e' scaturito un documento: "Le Proposte di Cortona" che oggi pubblichiamo sul sito Nuovitaliani e che troverete in questa newsletter. Uno strumento per aprire un dibattito, sul sito e nel territorio: idee per preparare il cambiamento, pensieri lunghi per il futuro che vogliamo costruire.

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