Manifesto di Amalfi
Le recenti consultazioni amministrative e referendarie ci hanno consegnato un'Italia che in tempi estremamente difficili ha riscoperto la forza di alcuni principi essenziali per la vita democratica: una giustizia uguale per tutti, un mondo migliore da consegnare alle prossime generazioni, la condivisione di quei beni che appartengono a tutti i cittadini. Nel momento in cui la politica dei partiti e del parlamento sembrava lamentare l'irreversibile disinteresse da parte dei cittadini alla "cosa pubblica" un tessuto sociale che sembrava sopito e perduto ha invece dimostrato una straordinaria capacità di organizzarsi con impegno, immaginazione e solidarietà. A fronte di questo successo però non è ancora chiaro come queste forze sociali straripanti possano declinare tante energie nella reale costruzione di un'Italia nuova nei luoghi del dibattito istituzionale.
La rinascita di un vigoroso impegno in componenti di tipo civico o associativo e la contemporanea sfiducia nella partecipazione nei luoghi più caratterizzati politicamente denota come i cittadini percepiscano la politica ripiegata sull'interesse dei pochi e non della società.
Noi giovani democratici viviamo empaticamente desideri e diffidenze, riscosse civiche e disgusto per pratiche moralmente inaccettabili, e ci sentiamo chiamati a voler canalizzare questo vortice spontaneo e libero di sentimenti contrastanti nel progetto di una società migliore: questo progetto si chiama politica e vogliamo un Partito Democratico chiamato con spirito di servizio ad esserne il principale interprete.
Candidare i Giovani Democratici ad essere una forza politica e generazionale significa porre l'etica come orientamento di quel senso di servizio e di affidabilità che contraddistingue la ricerca del bene pubblico;
Candidare i Giovani Democratici ad essere una forza politica e generazionale significa anche vivere profondamente e non con distacco i sentimenti che si sviluppano lontano dai convenzionali luoghi di discussione di un'organizzazione giovanile; sono sentimenti veri e autentici, sono i sentimenti che circondano le nostre famiglie e i nostri coetanei, sono i sentimenti di una società molto più vasta e rappresentativa rispetto a quel percorso dirigenziale e minoritario che rischia di viaggiarle parallelamente.
Il nostro ruolo deve essere quello di creare lo spazio in cui i sentimenti della nostra generazione possano trovare la possibilità di incontrarsi, di portare in dote le esperienze di mondi quali il sapere, l'associazionismo e il volontariato.
Vogliamo cogliere le sollecitazioni, le critiche, gli stimoli dei mondi che ci circondano perché crediamo che la strada principe della politica sia il dialogo.
Oggi più che mai la nostra missione è cogliere la sfida che da Amalfi è partita:
Stringere un patto con i giovani impegnati in quelle realtà organizzate della società, non appiattendoci ma aprendoci al confronto e alla contaminazione, affinché le migliori energie di questa generazione possano liberarsi e guardare con speranza al Futuro.
Da Amalfi i Giovani Democratici decidono che Paese vogliono essere.
Noi vogliamo Partecipazione
Vogliamo un'organizzazione giovanile aperta, plurale e inclusiva, capace di canalizzare nell'azione politica idee, istanze ed esperienze provenienti da mondi diversi. Un'organizzazione giovanile composta da ragazzi e ragazze che ispirano la propria condotta politica ai principi cardine della Costituzione Repubblicana e la loro militanza politica ai valori della Resistenza e dell'Antifascismo.
Vogliamo un'organizzazione giovanile APERTA, in grado di esprimere una politica che coinvolga i giovani su ciò che a loro è più caro e vicino, creando quella rete di idee e di istanze capaci di rispondere all'antipolitica diffusa. Vogliamo un'organizzazione giovanile che sappia valorizzare i talenti, lontana da vecchi schemi ideologici, e che consideri le primarie lo strumento imprescindibile per garantire trasparenza, partecipazione e democrazia. Vogliamo una giovanile più aperta alla società, che discuta e si confronti, anche aspramente, ma che sia capace di decidere e definire con nettezza la propria agenda.
Vogliamo un'organizzazione giovanile PLURALE che, attraverso uno spazio concreto di dialogo costruttivo e propositivo, sappia valorizzare, e non mortificare, le differenze: solo dal confronto e dalla sintesi di posizioni diverse possono nascere proposte politiche innovative e attuabili. Per fronteggiare le sfide del futuro, vogliamo mettere in campo una nuova generazione che, ispirandosi ai valori fondamentali dell'etica pubblica, interpreti l'esperienza politica come un servizio e non come strumento di tutela dei propri interessi.
Vogliamo un'organizzazione giovanile INCLUSIVA, nel quale il rinnovamento non sia meramente anagrafico: rinnovare non può voler dire esclusivamente "rottamare", ma implica la necessità di costruire un partito capace di far coesistere proficuamente elementi di novità con le esperienze consolidate e significative che hanno dato vita ad esso. Vogliamo essere una generazione che non delega responsabilità, ma che vuole giocare la propria partita da protagonista. Le idee, la spontaneità, la creatività e la forza dei giovani possono e devono essere il valore aggiunto del Partito Democratico, il partito del futuro.
Noi Vogliamo Futuro
Non vogliamo semplicemente etichettare la "questione lavoro" come una discussione sui rapporti produttivi o contrattuali. C'è un bisogno reale di liberare le energie e i sogni di una fascia d'età, quella più giovane, che chiede l'accesso all'età adulta inteso come assunzione di responsabilità nei confronti di un impiego, di un affetto familiare e della società.
Investire nell'occupazione giovanile non può essere (in concomitanza con una pur fisiologica mancanza di rappresentanza) l'effetto ultimo di una stabilizzazione economica perpetuata con miopia dai conservatorismi e per ciò dalla dubbia riuscita, bensì diventa la condizione fondante per un rilancio produttivo che concorra al rafforzamento del welfare!
Chi più di tutti ha risentito del crollo occupazionale nell'ultimo biennio sono proprio i più giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel primo trimestre del 2011 sale a 29,6%, dal 28,8% dello stesso periodo del 2010, con un picco del 46,1% per le donne del Mezzogiorno
La pesantezza della situazione si aggrava spostandoci da un territorio all'altro, da una Regione all'altra. Vi è una disparità che dipinge Paesi diversi all'interno dello stesso Stato e la cui emergenza non sembra rientrare tra le priorità di un Governo che ha pensato semplicemente a dividere gli italiani senza tenere presente la profonda necessità di rimanere unita che ha l'Italia.
I Giovani Democratici devono rivendicare con orgoglio il principio federalista che vuole ispirare il riformismo italiano, ma credono che una forza come la nostra sia chiamata ad unire i giovani del nostro Paese.
Non c'è vera crescita del Paese se le condizioni di legalità sono diverse nei territori. Non possiamo rappresentare la ricerca del merito se perpetuiamo nella selezione della classe politica difetti e pratiche sbagliate.
La distanza dei giovani dalla politica si accentua man mano che gli stessi entrano in quella fase di passaggio che abbiamo denominato di accesso all'età adulta.
Agli occhi delle generazioni più giovani stona spesso l'inadeguatezza di alcune visioni, politiche sociali e sindacali nel tentativo ostinato di fronteggiare le nuove sfide meravigliosamente complesse con modelli dicotomici (datore di lavoro-lavoratore dipendente) tanto chiarificatori ad una prima lettura quanto fragilmente ancorati ad un paradigma non più in grado di cogliere una realtà che cambia alla velocità delle rivoluzioni informatiche.
Una politica riformista si chiede davvero chi siano i meno tutelati.
Una politica riformista non ha paura di scoprire la dinamicità e le opportunità della flessibilità. La flessibilità è una condizione che non dobbiamo rifiutare a priori secondo uno schema non più attuale. La flessibilità è una condizione che dobbiamo trasformare in opportunità e che dobbiamo saper difendere dalla sua degenerazione in precarietà. Questo approccio necessita un'impostazione assolutamente riformabile e sulla quale saremo chiamati a legiferare dal momento in cui due sono le qualità intrinseche che caratterizzano la flessibilità rispetto alla precarietà: il tempo e la scelta.
Noi vogliamo una nuova etica
In questo particolare momento storico in cui la politica ha perso la credibilità, sempre più drammaticamente si afferma negli italiani e nelle giovani generazioni l'impressione che "tutti siano uguali", " che non ci siano differenze" e "che la politica sia un gioco sporco, di logiche personalistiche e cricche".
Tale tema non può passare inosservato, in quanto, ne va di mezzo la credibilità e l'onorabilità di un servizio al cittadino qual è la politica. Ogni politico dovrebbe avere come unico obiettivo
Il Bene comune;
che è imprescindibile dalla presenza di valori quali
uguaglianza
dignità della persona
solidarietà
senso del dovere
formazione
e rispetto delle regole.
La salvaguardia della moralità passa attraverso "regole di gioco" chiare e sane, che devono essere rispettate e prese come stella polare dell'azione politica di tutti noi.
"Non chiedere al tuo Paese cosa può fare per te, ma cosa tu puoi fare per il tuo Paese"
Questa frase di Kennedy dovrebbe diventare il "modus operandi" per una classe dirigente sana che inglobi comportamenti in grado di aggregare motivazioni ed interessi generando ricadute positive verso le persone.
Noi vogliamo:Innalzare la qualità della classe dirigente del nostro Paese e promuovere il rinnovamento qualitativo, generazionale e di genere.
Sono questi i giovani democratici che vogliamo.
Noi vogliamo: Un fare politica fondato sul rispetto delle regole e delle persone, fiero di cercare il proprio consenso nelle giovani generazioni con strumenti partecipativi sani e non con modi, a volte, al limite della legalità.
Noi vogliamo: Giovani Democratici in grado di porre con forza nel Paese il segno di una politica veramente alternativa e capace di cogliere tutte quelle attese che provengono da chi oggi è deluso e senza speranza.
Noi NON vogliamo che la questione morale si esaurisca in una discussione concentrata prevalentemente su organi di stampa, ad un rincorrersi di singole dichiarazioni e non a dichiarazioni ufficiali,
chiediamo
al nostro partito e specialmente ai giovani democratici di promuovere ad ogni livello la cultura che il potere sia lo strumento, imperfetto ma necessario, attraverso il quale realizzare un progresso nella società; non deve rappresentare il fine ultimo della politica.
Conclusione
NOI VOGLIAMO e riteniamo sia nostro compito e dovere creare un'organizzazione giovanile che sappia stare nella società, che sappia parlare con la nostra generazione, spronandola non solo ad aver fiducia nella politica, ma anche all'attivismo politico. E questo può essere fatto declinandola in termini di apertura, pluralità, trasparenza e senza dubbio modernità.
Essa deve rappresentare una dimensione ancor prima che politica, umana. Con ciò ci riferiamo alla necessità di rendere l'organizzazione un luogo aperto a tutti, o meglio a chiunque, abbia voglia ed interesse. Ritenendo a tal fine irrinunciabile lo strumento che per antonomasia a reso possibile questo, strumento che ci caratterizza e del quale non vogliamo liberarci: le primarie. Ma non solo, abbiamo bisogno di dirigenti che evitino la deriva elitaria ponendosi al servizio dell'organizzazione e vivendo il loro ruolo in termini di responsabilità e non di privilegio. Lo deve fare trattando innanzitutto quei temi che più sono cari e vicini ai giovani. Tali temi debbono tuttavia essere affrontati a partire dalla vicenda concreta, locale per poi essere condotta ad una portata generale, e non viceversa. Una politica che parta dal basso, coinvolgendo i giovani su ciò che a loro è più caro, e anche più vicino. Solo così infatti riusciremo a creare quella rete di idee e di menti capace di rispondere all'antipolitica diffusa nei giovani.
Siamo l'organizzazione giovanile del primo partito del Paese, un partito che ha sempre voluto, fin dalla sua nascita, esse plurale. Riteniamo che analogamente l'organizzazione giovanile debba avere questa ambizione. Pluralità nell'organizzazione giovanile deve essere sinonimo di valorizzazione delle differenze, e non deve essere vissuta come una semplice differenziazione tra le provenienze. Per essere la più grande organizzazione giovanile d'Italia si deve necessariamente passare attraverso questo concetto, specialmente in una realtà, come è quella del nostro Paese, dove le dinamiche e le storie dei territori in termini di sviluppo, economia, substrato culturale e sociale sono così differenti, sempre però all'insegna dell'appartenza ad un'unica e unitaria nazione. Una pluralità che ci permetterà di distinguerci, di essere rappresentativi di più gruppi sociali possibili, in cui la persona e non il personalismo sono centro nevralgico del sistema socio-culturale. E' un errore ritenere che un'organizzazione giovanile dove tutti la pensano allo stesso modo possa esprimere una politica per così dire più coerente perché mai inficiata da discussioni e confronti anche scomodi. Riteniamo, al contrario, che il verovalore aggiuntosia rappresentato proprio dalla diversità di opinioni e punti di vista, in grado di dare impulso ad un confronto dialettico utile, mai fine a sé stesso, che conduca ad una sintesi al rialzo tra le migliori e più convincenti posizioni. Sarà infatti questo modo di procedere, questa nostra caratterizzazione a renderci peraltro autonomi dal Partito e dalle sue gerarchie, attraverso un sistema dove l'autonomia non deriva da una semplice presa di posizione diversa dalla maggioranza del Partito, ma dall'autorevolezza e dalla completezza argomentativa delle nostre scelte (sicuramente influenzate e rese più approfondite dalla pluralità), in grado di competere positivamente con il Partito senza mai creare, come ovvio, spaccature tra le due entità in questione che debbono collaborare nel reciproco rispetto.
La chiarezza delle procedure, dei metodi di selezione della classe dirigente, delle anagrafi degli iscritti è necessaria per un'organizzazione che possa dirsi trasparente e dunque democratica. Trasparenza nelle scelte, che devono essere prese in modo democratico e attraverso una consultazione più capillare possibile dei territori, creando luoghi di discussione idonei, dove ognuno sia posto nelle condizioni di esprimere la propria opinione, abolendo l'assemblearismo plebiscitario dove il voto veniva gestito come se la platea fosse composta da numeri e non da menti pensanti, dove spesso si è votato senza sapere veramente per cosa. Trasparenza è altresì chiarezza, completezza e rispetto delle regole con cui ogni singolo organismo viene gestito, stabilendo il principio della convocazione regolare e non di comodo.
Per modernità non intendiamo solo la capacità tecnologica, essa può infatti essere declinata anche in termini di nuove modalità di iniziativa politica. I relatori e la platea non funzionano più. Ci vuole un nuovo metodo, un nuovo format, fatto non solo di contributi di dotti conoscitori del tema ma anche di contributi provenienti direttamente dai ragazzi come possono essere i video, le foto, l'arte in genere. Ad esempio parlando di lavoro perché non utilizzare delle interviste fatte dai ragazzi ai giovani lavoratori all'ingresso del call center?! Semplici metodi ma di sicura efficacia.
Vogliamo e costruiamo quindi un'organizzazione giovanile che sappia essere impegno, passione e partecipazione di massa, che non dimentichi il calore e l'anima dei sogni e delle speranze di chi lo intraprende, con la consapevolezza che esso serve a costruire una società diversa e migliore di quella in cui viviamo, perché più giusta e inclusiva, aperta e democratica.
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